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Sociale 9 gennaio 2019 · lettura 2 min · 1088 letture

Banalità indiscrete

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Mario Saccomanno 19 poesie pubblicate
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Ci setaccia al fianco con fugace affanno le antiche crepe. E con struggenti fatiche, se è ferma e tace, lei scaccia il freddo col lento frusciar cadenzato del vento. Si ristora nei cuori inumani, ma non in quel comune e odierno sentirsi già immune con un batter di mani festanti, spregevole dose nel lento andar delle cose. Chiamano inumano: il volere spazzati i confini e il prendersi cura nei giardini dei fiori che cadere, spirare, morire non sanno, fra stelle, nel cielo, in affanno. Si dica inumano: il folle grido di chi cade nel vuoto; il cercare in volo o a nuoto il suo prossimo nido; il troppo, il tanto soffrire; le stragi; le guerre o il morire! “Ma che banalità – loro diranno con sguardi rocciosi – speriamo che quei pazzi spaventosi mai più si udiranno”. Son cori che canta la gente e offuscano il cuore e la mente. Ti spingono a dire che la luce è il male più oscuro, donano tutto al roseo futuro, timone che conduce a un mare già chiuso e serrato, all’odio d’un te rispecchiato. E vanno, e vanno, e vanno per il mondo, quasi fosse un gioco... Con odio alimentano il fuoco le unghie che nel fondo si scavano tracce nei tomi finendo strappandosi i nomi. Può stare al tuo fianco per donare una nuova speranza e va leggero, a passo di danza, il tuo girovagare. Ed ecco, sparisce il dolore, d’un tratto conosci l’amore!
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