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Uomini 15 gennaio 2019 · lettura 2 min · 763 letture

La disfatta del Don

Pasquale Farallo 276 poesie pubblicate
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L’ottava armata è appostata sulle sponde del fiume Don ma la catastrofe è imminente mentre l’inverno è alle porte e l’Armata Rossa sferra il suo attacco Infuria la battaglia ma pochi di quei prodi torneranno indietro a raccontarla a causa di un’orrenda guerra che avvampò l’Europa intera Folle fu chi per primo l’intraprese e più folle chi ne seguì l’impresa mentre i nostri soldati dispersi nella steppa sconfinata affondano stanchi i piedi nella neve Tra il gelo siderale che non perdona si compie l’orrenda disfatta e comincia la drammatica ritirata... Ognuno cerca di portare a casa le povere ossa ormai congelate Mentre il Don assiste muto a questa grande ecatombe e continua a defluire lento scivolando placido nei suoi confini come quando era Tanai il suo bel nome E ancor oggi sorride cauto malgrado l’immenso orrore che fu ma in cuor suo spera sempre di non veder mai più cosparse le sue sponde Di tanti corpi dilaniati dell’una e dell’altra parte, orrende mute spoglie di soldati ove il rosso vermiglio scorre del nostro sangue italiano!
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© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.

Siamo nell’inverno del 1942 - 43. L’ottava Armata italiana ARMIR è appostata lungo il fiume Don, sul fronte orientale. Nella seconda battaglia del Don, dal 11 Dic. 1942 al 31 Gen. 1943 si compie la tremenda disfatta con enormi perdite nelle file dei soldati italiani e comincia la drammatica ritirata. Dei 229. 000 soldati partiti circa 83. 000 non fecero ritorno, e di questi ben 19. 000 morirono per congelamento, gli altri morirono di fame, di stenti, di freddo e del piombo sovietico. Per gli ultimi superstiti il ritorno a casa si completò solo nel 1954... follia di una guerra insensata!

L'autore
Pasquale Farallo

La poesia mi incanta, mi affascina, mi esalta, mi accompagna, è lo specchio della mia anima, perchè mi fa sentire vivo. Essa è l'unico modo, a me più congeniale, che mi permette di esternare le mie sensazioni, le mie emozioni, anche le più profonde e recondite, rendendo possibile condividerle con gli altri. La poesia p

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