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Introspezione 27 gennaio 2019 · lettura 1 min · 902 letture

L’ Olocausto

Nicolina Macari 377 poesie pubblicate
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Sono nata sulla superficie d’un vento stracciato sipario d’una troppa maestosa sofferenza. La mia anima un ritaglio a loro misura ed ho paura perché ardo senza fiamma. Guardo come tutto è buio come un occhio fra due palpebre stanche non vuole chiudersi... Se almeno potesse dormire su questa tavola ostinatamente agganciata al mio corpo! Ho consegnato il mio nome, la mia dignità forse non basta per avere una pace che mi stordisce? Nessuno mi osservava prima ora loro mi osservano e mangiano la mia aria. Vortico, mi accorgo del mio cuore che apre e chiude la lingua è salata come il mare ma l’ho perduta. La vasta alba esiste o no? Questa è la mano che tavolta toccava la sua chioma ma da quell’oscuro giorno non ne ho sfiorato più i pezzi. Dal precipizio ho il sangue come una gola aperta e in queste ossa proibite scrivo l’ustione del mio carnefice. Piango un fragoroso segno di preghiera. Ma io sono già morta. Luce, Dio mio. Luce!
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Nicolina Macari

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Molto bella, complimenti. (moreno marzoli)

...molto apprezzata... (Lia)

Commenti (1)

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moreno marzoli27 gennaio 2019

Aggrappati al nulla, solo un alito è il respiro, prego ma non trovo Dio, solo carnefici che mi divorano e mi spengono la luce. Solo con tante ombre che piangono, gridano e invocano Dio. Abbracciami e porta la mia anima con te la dove c’è la luce di Dio. Una lirica intensa e molto apprezzata.