L’ Olocausto
Nicolina Macari
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Sono nata sulla superficie d’un vento
stracciato sipario
d’una troppa maestosa sofferenza.
La mia anima un ritaglio a loro misura
ed ho paura perché ardo senza fiamma.
Guardo come tutto è buio
come un occhio fra due palpebre stanche
non vuole chiudersi...
Se almeno potesse dormire
su questa tavola ostinatamente agganciata al mio corpo!
Ho consegnato il mio nome, la mia dignità
forse non basta per avere una pace che mi stordisce?
Nessuno mi osservava prima
ora loro mi osservano e mangiano la mia aria.
Vortico, mi accorgo del mio cuore che apre e chiude
la lingua è salata come il mare
ma l’ho perduta.
La vasta alba esiste o no?
Questa è la mano
che tavolta toccava la sua chioma
ma da quell’oscuro giorno non ne ho sfiorato più i pezzi.
Dal precipizio ho il sangue come una gola aperta
e in queste ossa proibite scrivo l’ustione del mio carnefice.
Piango un fragoroso segno di preghiera.
Ma io sono già morta.
Luce, Dio mio. Luce!
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Le sensazioni lasciate dai lettori.
Molto bella, complimenti. (moreno marzoli)
...molto apprezzata... (Lia)
Commenti (1)
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moreno marzoli27 gennaio 2019
Aggrappati al nulla, solo un alito è il respiro, prego ma non trovo Dio, solo carnefici che mi divorano e mi spengono la luce. Solo con tante ombre che piangono, gridano e invocano Dio. Abbracciami e porta la mia anima con te la dove c’è la luce di Dio. Una lirica intensa e molto apprezzata.

