Il ficodindia

Al lieve vento estivo,
ondeggiano le piante, interminabili
file di fichidindia;
tra le spinose pale,
occhieggiano i succosi e dolci frutti
ed il sorriso azzurro là del mare,
tra canti di cicale,
che le onde dolcemente
cullano e tra i profumi che presenta
la dolce estate al consumarsi lenta.
È un paradiso, un angolo di cielo
e il cuore s’apre a contemplar l’incanto
che la natura porge ai nostri sguardi;
sta lì, che s’erge in alto, il ficodindia,
mostrando gli occhi aperti
sotto il cocente sole
d’eterno mezzogiorno,
coi suoi colori vari;
qui cresce nella nostra terra cara,
siffatto frutto di dolcezza rara!
Per arrivare al cuore,
le sue spine, a milioni,
toccar bisogna con precauzione,
sì come bella donna,
che all’apparenza sembra assai lontana,
ma poi, se sai raggiungere il suo cuore,
il frutto avrai succoso dell’amore;
sto qui a rimirar questo splendore!
Sto solo, amore mio;
vorrei che tu tornassi ancora accanto,
a contemplare insieme con stupore,
questo incantato luogo,
ma non verrai, così ha voluto Dio!
Dispersa sei nel vuoto
e rimarrò così,
alle soglie del sogno, ad aspettare
immobile, qual alito di vento,
la lieve tua carezza,
a ricordare il tempo andato e il dolce,
succoso frutto, allora, senza spine:
l’amor che resta ancor senza confine!
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!