L’inquietudine
Mi resta solamente da capire
per tacitare ogni dubbio atroce
se a queste tue parole, inopportune,
potremo almeno rimanere amici.
Poi mi travolge l’ansia, l’inquietudine;
va tutto bene, in fondo, almeno dici;
e resto in equilibrio sulla fune
delle parole dette a bassa voce
o peggio che non seppi giammai dire.
Ti sto daccanto e sfido le tue ire;
non mai una donna ad uomo più feroce,
disseminando d’ogni prova e crune
strettissime, e pungenti aspri cilici
le impervie strade della solitudine.
Non temo alcuno, mali o sacrifici
ed al dolore fisico sì immune
da non soffrir che il no e quella croce
che infliggi e che a te pare divertire.
E vale più lottare oppur fuggire?
È il dubbio che attanaglia e che mi nuoce,
buttarsi dentro e risalir le dune
di fine sabbia, appeso a’ tamerici
e sogni o ahimè, com’è mia abitudine
fuggirsene, lenendo cicatrici
col tempo; e con l’oblio le mie sfortune.
Ora ti imploro, amore, sottovoce:
sì, mira al cuore, ma non per ferire.
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