Quanto È lontano il cielo!

Quanto è lontano il cielo e mai s’abbassa
per ascoltare l’urlo disperato
di chi la pena ha dentro e più s’ammassa
ché inutilmente in alto sperde il fiato!
Invano guardo il tremolio più forte
di quella stella che s’avvampa e sfuma
in un baleno e lascia dentro morte
d’un desiderio; intorno c’è la bruma
che avvolge come cappa e mai si schiara!
Il cielo è sordo e sempre più lontano;
non vede quella lacrima sì amara
che riga il viso mio che piange invano,
mentre m’assale e mi sommerge l’onda,
nell’eco d’un passato che non torna;
l’anima mia nel cupo oblio sprofonda
e di malinconia così s’adorna!
Ma perché urlo a vuoto il mio silenzio
che strugge e sa d’amaro come assenzio?
Non sfiora il cielo l’anima smarrita,
ché, sordo al grido, allarga la ferita!
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