Così non scrive più nessuno
Lo vedi che non suona, non c’è ardore
in queste tue poesie, non sei sincero,
la metrica, le rime, quale orrore!
Nessuno più le usa, per davvero!
Insomma, non capisci che è migliore
l’accapo, il verso libero, il nitore
dei sentimenti espressi come un fiume
e incaponito scrivi quel pattume?
Ma quasi mi vergogno. Che imbarazzo!
E tutti lì a spiegarmi dove sbaglio,
e chi pacatamente e chi paonazzo,
il grido è sempre uguale: "dacci un taglio!"
Non basta avere stoffa, ché un arazzo
lo fai con il cesello e non col maglio;
Poi sillabe ed accenti, che sollazzo!
Per cui, se non ti piaccio, passa avanti,
che questo è il modo mio, senza rimpianti.
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La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Chi la dura la vince! (Antonio Terracciano)
Commenti (1)
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Antonio Terracciano1 settembre 2019
Il declino della poesia in forma classica, o classicheggiante, è avvenuto per varie cause che qui non è il caso di esaminare. Forse tutti (anch’io), da giovani, abbiamo sognato di liberarci da quelle imposizioni che ci sembravano, a torto, asfissianti. Ma l’età porta (dovrebbe portare) consiglio e farci (ri) scoprire che, come sosteneva il "pentito" R . Queneau (citato, a ragione, da I . Calvino nelle "Lezioni americane") , "questa ispirazione che consiste nell’ubbidire ciecamente a ogni impulso è in realtà una schiavitù. Il classico è più libero del poeta che scrive quel che gli passa per la testa ed è schiavo di altre regole che ignora" .