Nel decennale
Assorto ascolto la voce dei flutti,
rombanti, nervosi, tumultuosi, spumeggianti.
O, a tratti, melodiosi,
racconto di un lento, dolce, sereno fluire.
Son sveglio, non dormo, non sogno.
Lo sento tutt’attorno a me,
sfiorarmi con la scia del suo imprevedibile avanzare.
È un suono allegro,
il suono della vita,
che scivola inarrestabile sulle onde del tempo.
Va, corre, sfugge, s’allontana.
Ed io la guardo andare, incatenato al 5 settembre.
©
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