Scende la sera
Rita Minniti
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Scende la sera
sul volto spento delle stelle.
Una mano ritorna
e non so dove sia
quell’ultima sigaretta
spenta e poi fumata.
Ero io a voler fermare il tempo
ma s’allontanava,
vago nel suo esistere,
nel suo andare.
Non eri ad aspettarmi.
Non eri al volto della penombra
un sentire fermo.
Non eri.
La panchina vuota,
fragile una foglia ingiallita
danzava la sua fine,
e la mano
a disegnare un arcobaleno
lasciava stingersi i colori.
Perché a pensarti,
da questo nodo in gola,
il pianto,
si sarebbe sciolto.
Non avrebbe avuto occhi
per guardare il buio
e spingersi in un sogno
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L'autore
Rita Minniti
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Commenti (4)
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Patrizia Ensoli3 settembre 2019
Poetica che, mentre da un lato con la sua nudità, si espone al rischio della ferita dall’altro splende di una potenza desiderante che spinge a travalicare ogni tensione estrema del proprio sentimento. Versi espressivi d’impulso, manifestati da un’onda di dolore naufraghi in un vuoto, di cui la prima origine è Nostalgia.
Duilio Martino3 settembre 2019
Una esondante nostalgia lascia intuire un profondo dolore che si esprime in versi molto significativi. Complimenti.
Stefana Pieretti3 settembre 2019
una meraviglia di versi che piangono tristi ricordi, li senti nell’anima come passi perduti in una lunga attesa emozione pura! Elogi di cuore!
carla composto4 settembre 2019
tristi ricordi che si dipanano in questi bellissimi versi elogio




