La mela
Tesoro, non è fame, è un languorino...
una voglia, qualcosa, non so dire...
è come un buco giusto nel pancino,
che proprio non so come, è da riempire...
che mi irrita e poi divento astiosa,
e non mi vuoi così, ma dolce e calma...
lo sai, divento brutta se nervosa,
e pallida ed inerte, quale salma!
Ho visto, passeggiando qui nell’orto
un albero davvero interessante;
mi dicono, a ragione oppure a torto
che il suo bel frutto rosso è dissetante,
e credimi, lo voglio su ogni cosa:
raccoglilo per me, rendimi fiera,
dimostra quanto sia per te preziosa...
(e che nelle mie mani tu sei cera!)
Amore, Donna mia impenitente,
ricordi quanti guai abbiamo avuto
ad ascoltar quel viscido serpente,
che non capisco, come mai è cornuto?
Lo sai, eccome, quanto si è arrabbiato
il Capo, quella volta, a tua cagione
e che fragore, e quanto sia tuonato
ed avevamo pure un po’ ragione...
Io proprio non mi sento: questa mela
dall’albero proibito non la colgo!
Dovesse mai accorgersi, ci spela!
Ah che musetto afflitto! Me ne dolgo,
granitica certezza, ma tant’è.
Ristorati, tesoro mio prezioso,
in nome dell’amore che ho per te;
imploreremo il Capo: "sii pietoso".
Avidamente Eva mangia il frutto,
sogghigna lì in disparte quella biscia,
e quando già mangiato l’ebbe tutto
credeva averla fatta franca e liscia.
Un lampo squarcia il cielo, fra boati;
un occhio ora li scruta incattivito,
e con fragor di tuono: "disgraziati!
non ve l’avevo forse già proibito?
Per questo pagherete, ed assai caro!
La vostra vita è appesa solo a un filo!"
"Ma quanto", dice Adamo, finto ignaro,
"le mele costeranno infine al chilo?"
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Bella complimenti. (Francesco Rossi)
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