I nastri
Ovunque volga gli occhi, vedo nastri
di mille e più colori luccicanti
che vagano nell’aria, fluttuanti,
nascondono alla vista luna ed astri.
Il vento li sbatacchia in ogni dove,
nessun di loro oppone resistenza;
ne restano in balìa; quale incoscienza,
che delicata indole: commuove.
Li osservo meglio e questo movimento
che già credevo frutto di gaiezza
si mostra in tutta quanta la tristezza
e vedo che non gioco, ma tormento
è questa vana corsa, forse spinti
dal caso o da un destino indifferente
alla ricerca, poi, di tutto e niente,
balocchi spenti dai sorrisi finti.
La sento, qui nell’aria, come cappa
pesante e impenetrabile d’angoscia
che come il carro del demonio scroscia:
eppure qualche cosa ancora scappa.
E in mezzo a questo lesto turbinio
di nastri variopinti trascinati,
ne vedi invece alcuni che, annodati,
a quella corsa danno il loro addio,
ed appagati l’un dall’altro, infine
riescono a trovare l’equilibrio;
indifferenti a critiche e ludibrio
cercando solo rose fra le spine,
ma lungi dal riceverne dolore,
il nodo che li lega li conforta
ché ogni difficoltà meglio sopporta
chi si avvolge coi lacci dell’amore;
ti guardo Bucaneve, ed all’istante
mi rendo conto di esser stato cieco
e orrendamente sordo; allora impreco,
invoco quella morte fulminante
che merito perché non ho capito
che questi nastri sono le tue mani
e le tue labbra; il cuore fatto a brani,
affondo nel tuo seno, ormai rapito.
©
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ottime quartine complimenti (Francesco Rossi)
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