L’eterna quiete
Su, lasciati toccare, mia dolcezza,
permetti che ti sfiori sulla bocca
di un bacio lieve come una carezza;
all’orizzonte il sole già si abbiocca
e cede il passo ad una luna fioca;
un campanile, lungi, che rintocca
col suono molle di campana roca,
segnando l’ora in cui ci si abbandona
al sonno; e lí in quel porto tutto sfoca,
sbiadisce ogni dolore, ti perdona;
e il nostro abbraccio tenero, fraterno,
di appagamento e pace ci incorona.
Oh, come lo vorrei, che fosse eterno
questo momento di gioiosa quiete!
A te daccanto, pure nell’inferno
tutte le ore a scorrere sí liete,
da non desiderare un paradiso
che non possa saziare la mia sete,
che mi nasconda un attimo il tuo viso;
ché neanche un re possiede la ricchezza
che viene dal tuo sguardo e dal sorriso.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!