Poggia la mano
Poggia la mano qui su questo nudo petto:
tremo per quel che hai detto, pel fiore che appassì;
e quel gambo ritorto di rose rosse e bianche
dalle corolle stanche, dall’incarnato smorto
piange quei baci persi qui in stanze di ricordi
che piene già d’accordi, brulicano dei versi
che a te, perduto amore, lungi ed agognato,
scrive il tuo innamorato mentre d’amore muore.
Allora chiesi invano per giorni e settimane
con sofferenza immane di reggerti la mano,
specchiarmi nei tuoi occhi, godere del tuo dire;
non resta che soffrire, non vedo altri sbocchi;
ché chiara è la lezione che lesto ho imparato:
lontano dal tuo fiato non v’é che dannazione.
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