24 Marzo 1944
Cesare guarda la Piazza, le vetrine,
pensa a sua madre, Rosa Capuani,
a Gregorio, suo padre, ai resti umani
sepolti nelle Fosse Ardeatine.
Nel Portico l’atmosfera è strana
forse perché tra poco ricordiamo
che lì c’è un morto nato a Campagnano,
trucidato dalla ferocia umana.
La Statua è lì dentro, è lì da sola.
Ogni anno, i maestri ed i monelli
ricordano il martire Leonelli
partendo tutti insieme dalla Scuola.
Il corteo con le Autorità
sfila sulla Piazza e dentro al Corso,
esattamente il 24 Marzo
attraversando un pezzo di città.
C’è il discorso del Sindaco e di altri,
ma quando parla emozionato Biagio Rossi
pure i distratti sono un po’ commossi
e appresso brani lunghi e brani corti.
Poi c’è l’applauso di tutti i ragazzini
per tutte le pene che non dico,
subite da “Stefano, il suo amico”,
raccontate da Dino Comandini.
E’ incredibile ma c’è una luce strana
sulla Statua che una mano tende
verso un futuro che piano si distende
verso una Primavera partigiana.
Diede la vita per la libertà
e dal Portico ha visto le stagioni,
la fine della Guerra, le illusioni,
lo Sviluppo, la Crisi, la Viltà.
Provo come un senso di spiacere
ogni volta che ci passo accanto;
dovremmo salutare colui che ha dato tanto,
con un brano, una luce, un fiore.
©
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