Senza vita
Non sei la sola
a conferir, triste
o d'odio ridonda,
col mal d'esistere
e non la sola
a concepir rimedio
all'angoscia tua
allassando
coll'aspro torchio
il mio buon amor.
Chissà
in quali e quanti
sbiaditi loculi
hai meditato invadere
per
con la morte giacer
in freddi abbracci a l'ossi
nel marmo fitti.
Fuggi il vivo poziore
agli occhi tuoi attento
che ti sostien
con mano alacre e desiosa
della tua pelle delicata
carezzar,
o morto anch'egli
lo vorresti
immerso nel buio oblio
eterno, per poi,
gemebonda
spezzarti fra solitarie rose
non più aulenti
dei suoi ricci ciuffi.
In te allor
lo rinverresti, e solo allor.
Mai più però
in tal caso
con lui goder
gl'immensi amplessi
mai più negl'occhi suoi
chiari e serenamente di te allampati
rifugio e riposo
gioirai.
©
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