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Fantasia 15 maggio 2020 · lettura 2 min · 1439 letture

I giochi dei nonni

Vivì 674 poesie pubblicate
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Lo sai del nonno qual era il gioco? Non certo elettronico e costava poco. Quando anche lui era ancor piccolino aveva il desiderio di possedere un trenino, che aveva adocchiato in una splendente vetrina dove rombava pure una rossa macchinina. A quei tempi si giocava con biglie di vetro che lui con le dita schiccherava avanti e indietro giocava per la strada dando calci a un pallone o correva nel vento dietro a un aquilone. E la tua nonnina con la larga sottana giocava a nascondino oppure a campana, a mosca- cieca o ai quattro cantoni, pur pagando un pegno o con le punizioni. Quanto era brava a saltare con la corda, dopo tanto tempo, ancor oggi se lo ricorda, con pochi cenci si faceva un pupazzo che lei stessa cuciva e vestiva con pezze. Riluceva a Natale la vetrina dei balocchi, molti nasini al vetro e sgranati gli occhi stavano tanti bimbi con le manine appiccicate e sognando i mille giochi restavano incantati. Rigido e sull’attenti stava un soldatino con le bacchette sospese sul suo tamburino dondolava appena un soffice cavallo e il nonno sognava di aggrapparsi al lungo collo. A tutto tondo girava una trottola vicino a una bionda e ricciuta bambola, ma tu chiedi al nonnino di quella bicicletta e lui sorriderà perché è ancor lì che l’aspetta.
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Vivì

Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto

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Sempre speciale la tua vena poetica (Silvia De Angelis)

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I tempi cambiano ma i bambini di allora vivevano (Sara Acireale)

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Non sono troppo avanti con l’età...ma giocavo (Giacomo Scimonelli)

con le biglie, con il pallone e costruivo casette (Giacomo Scimonelli)

per le formiche, per le mosche e per gli uccellini (Giacomo Scimonelli)

Mi divertivo ugualmente... ero FELICE... (Giacomo Scimonelli)

Grazie per le emozioni che regali ogni volta (Giacomo Scimonelli)

Buona serata e un caro saluto (Giacomo Scimonelli)

Commenti (3)

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Silvia De Angelis15 maggio 2020

Una splendida filastracca, che si sofferma sulla semplicità di giochi del passato, e sulla contentezza di bimbi, felici con poco, insieme alla compagnia dei loro amati nonni. Poesia molto apprezzata.

Sara Acireale16 maggio 2020

Come cambiano i tempi! Prima si giocava all’aria aperta, con altri bambini in un cortile: si giocava a nascondino, a fare il girotondo, i maschietti alla guerra, le femminucce con una bambola di pezza. Si correva, si saltava e i visetti diventavano coloriti e sorridenti. Adesso i bambini stanno a casa, fanno vita sedentaria, giocano alla Playstation, mangiano patatine davanti alla TV, oppure sono concentrati su uno smartphone. Penso che noi eravamo più felici e liberi.

Giacomo Scimonelli17 maggio 2020

I bambini di ieri non avevano la possibilità di poter giocare come avrebbero voluto... purtroppo influiva anche la povertà. Non tutti, infatti, riuscivano a realizzare i loro sogni... i trenini e le macchinine non erano alla portata di tutte le famiglie. I nostri nonni si divertivano con poco... la vera forza era la fantasia. Con la fantasia si poteva gioire... quanti giochi inventati all’aria aperta, da soli o in compagnia. Il Natale era davvero Natale per i bambini; alcuni ricevevano dei giochi più sofisticati... ma per molti restava solo un sogno... come quella bicicletta che il nonnino ancora aspetta... anche per questo i nonni sono dei miti per i nipotini. Si divertivano con poco... o meglio, con quasi niente. Stupenda filastrocca... fa riflettere