Cerere e le spighe feconde
Alessandra Cesselon
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Come Cerere, incedo solenne nei tuoi pensieri...
Tu adori il mio corpo dorato, levigato dai venti di Roma,
drappeggiato d’un peplo sottile, di seta leggera.
Avanzo sontuosa, nel fulgore d’estate;
con passo di danza e polsi sonanti di cembali d’oro.
Mi guardi, coi tuoi occhi di glicine azzurro,
mentre raccolgo le spighe in fasci odorosi,
di calde fragranze di grano,
le giovani gambe scattanti nella aria serena.
Tra rossi papaveri e malve violette,
Tra tane di timide talpe e grilli saccenti
m’ incanti col tuo bel richiamo
Con giochi slacciati di ogni pudore...
E torno e ritorno ogni giorno
nell’antro del tuo desiderio...
Non puoi fare a meno di me!
Io sono il tuo pane fragrante, di torrido sole,
la dea dell’estate che cerchi ogni giorno
Nell’inconscio d’oscuro tormento
che mai ti dà pace.
E tu, sei mia meta segreta nel fare del giorno
M’inebria il sapor del tuo corpo,
l’afrore di intimi anfratti,
le limpide altezze d’empireo
dove mi porti,
talvolta,
sul far della sera.
Non temere più i mostri dell’Ade,
dell’inconscio bastardo e profondo,
Fiducioso, rifugiati in me,
nelle braccia del fresco mio cuore,
fino all’orlo, sicuro ed eterno,
del più antico
cratere del mondo!
©
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L'autore
Alessandra Cesselon
Alessandra Cesselon si guarda intorno, legge se stessa, ritaglia episodi, li annota ora con ironia, ora con mestizia, infine con la dolente amarezza di chi si sente abusivamente espropriato di know- how e intelligenza; ma dal personalismo dell’introspezione riesce ad allargarsi, ad aprire uno specchio riflettente sul m
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