Palingenesi
Disperdi quel misero volto
che come un’effigie di Giuda
porti stampata in maniera indelebile
nei gesti.
Disarma quest’anima
in pena che attende la voluttà
del flagello dei venti impetuosi
del nord.
Sputa il dolce veleno
che ribolle nei marasmi
del tenue intelletto.
Mi parve
facile gioco rincorrerti
in mezzo ad un prato fiorito
di grigio cemento,
per dirti:
ti voglio nascondere bene
tra le grinfie di un ragno
o affogare dentro un allegro
rigagnolo.
(Perché i miei occhi non
sfuggirono lo sguardo intenso
e vivace nell’ombra di una confusione
insicura) .
©
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