Fenomenologia
Mi chiedevi ogni volta
i confetti e la cravatta rossa
a me che di porpora avevo solo
la vergogna e la fondina vuota.
In uno sparir di primavera
lasciasti questa terra
senza i frutti del tuo grembo.
Ora piango ciò che tu ridevi,
i vizi,
(virtù che insieme coltivavamo) .
Rido ciò che tu piangevi
in quei meriggi d’estate
quando la canicola
ti faceva nera come la pece.
Per me che sono reliquia di vita
è quasi un privilegio restare in città,
(io fenomenologia di uno spirito
che non è stambecco) .
©
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