Quell’onda amara che flagella l’anima

E scorgo l’onda amara che s’avvolve
e mi flagella l’anima
nei gorghi suoi profondi pien di rabbia
ed aggroviglia ancora la mia mente,
scagliandomi lontano senza tregua,
lasciando andar la mano
che più s’aggrappa al vuoto, al nulla, al niente!
Le braccia stanche, arrese,
rendono vano il grido di dolore,
che echeggia muto colmo di tremore,
nel mentre il vento fischia e l’onda lotta
e avanza minacciosa
con la bavosa cresta:
come un relitto avvolge e mi sballotta!
Gurgita il mare, rugge ed io mi sperdo
nella tempesta d’onde più rabbiose
sferzate ancor dal vento dell’oblio;
affondo e poi riemergo,
in un eterno vortice,
vagando nei meandri tenebrosi
in cerca d’una luce, d’un bagliore!
Ma non m’ascolta più il mare infìdo
che un tempo radunava i miei sospiri
frenando le mie lacrime
e rimandava l’eco della voce
di quell’amor svanito nell’oblìo
in quell’alba d’autunno senza sole!
Mi annienteranno presto i flutti avversi
senza lasciarmi scampo
e non vedrò più albe e né tramonti!
Non si disperderà mai questo inverno
che gela l’alma in cerca dell’eterno!
©
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