Giggi, l’urtimo saluto dar parco
“Fiacco, sfinito, moscio, sgonfio, stracco...
sto qui a carucolà dar boccascena
la corda che teneva arto er drappo
de ‘sto sipario che fa cannofiena!
La commozzione fa salì er babbano,
ner mentre smiccio da dietro le quinte,
quer pàrco che m’ha fatto da ruffiano
in de ‘sta commediola a forti tinte!
La vita amena, de noantri attori,
è un canovaccio spojo scritto a mano
‘ndove se improvisamo ammasciatori,
interpreti, der vive quotidiano.
Ve chiedo scusa se, l’occhio de bove,
l’ho spento senza amanco er preavviso...
ma, Testasecca, nun accetta prove
se chiama, t’esibbisci in Paradiso!
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Franca Merighi3 novembre 2020
Si, ci ha lasciato il GRANDE GIGI, e mi fa piacere leggere una poesia in romanesco che me lo ricorda tanto. Adoro il romanesco anche se sono "quasi" venezuelana- Pure io ne ho scritto una e si chiama guarda caso "L’omo ar parco". Se ti interessa guarda tra le mie poesie dialettali.
