BORA, TERGESTEO & LA SPADA BURIANA (Er vento de bora, tra mito e leggenda)

Come ogni famija che s’arispetti,
er padre, Eolo, avvia la cinquecento.
La moje affianco, dietro i ragazzetti...
inizzia la vacanza er dio der vento.
Così, senza, poi, dasse troppe arie
la famijola arivò sur Carzo
e, svorte le funzioni necessarie,
so’ iti in giro come sangue sparzo!
Li fij, corenno alegramente,
soffiaveno su mare, spiagge e monti.
Bora, fra tutti, bella e attraente
cor core fece presto quattro conti.
Bora se intrufolò in una grotta
e lì incontrò er ber Tergesteo
che, stanco, ancora stava sotto botta
pe’ la ricerca der Vello aureo.
Fu subbito amore a prima vista.
Così pe’ giorni tre o cinque/sette,
la bella Bora, fece la “staggista”
senza soffià e fa le piroette!
Eolo, er padre, dio der vento,
la cerca disperato in ogni sede,
finché un nembo scuro (a tradimento)
rivela dove e co’ chi ciagnede!
La forza de quer padre imbizzarito
solleva in un cicone er disgrazziato
che co’ la fija Bora s’era unito...
co’ poco, Tergesteo, fu smembrato.
Er pianto disperato de l’amata
se fece su la tera rocce aguzze,
coreva soffianno disperata
tra arberi, colline e viuzze!
Madre natura, scossa da quer pianto,
mutò er sangue de l’Argonauta
in pianta de Sammaco, amaranto,
pe’ potè carmà la donna incauta!
Nettuno smucinò ne la marina
e coprì er morto co’ tante conchije,
un mucchio arto, come ‘na collina...
ai piedi ce nascè ‘na meravija...
Tergeste o Trieste, la città!
Er dio der vento, co’ tanto rimpianto,
je da er permesso a Bora de tornà,
pe’ pochi giorni, ma, pochi sortanto.
Così pe’ tre o cinque/sette dì
s’aricongiunge inzieme co’ l’amato
e soffia e sbuffa pe’ nun impazzì
pe’ quell’amore breve ma infocato!
La spada ch’ha difeso er Vello d’oro,
riposa ne la grotta, sola e stanca.
Buriana ha concruso er lavoro...
ormai è vessillo, è bandiera bianca!
Che strano, pure a Roma, la buriana,
ricorda er trambusto, acciaccapisto.
così, er destino de la spada strana
preannuncia un finale ch’è già visto!
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