Carceriera m’è la solitudine

Ero felice e i sogni miei dorati
dipingevo su tela ancora vergine,
gli occhi riflessi in una luce estatica,
in attimi d’incanto;
io mi sentivo libero
di tingere il mio cielo ognor d’azzurro!
Come un gabbiano in volo,
le ali spiegavo incontro all’infinito
e come un vento ardevo di passione
nell’anarchia dell’anima!
M’escludo al mondo, or chiuso in una gabbia;
neppur di rabbia canto,
d’amati sguardi privo e di carezze
e resto muto senza più parole
sfumate al vento in un singhiozzo atroce,
imbavagliato col respiro corto
dentro una casa vuota di sospiri!
Or carceriera m’è la solitudine
e il canto in gola smorza un gran dolore
che mi ha tarpato le ali ed il sorriso
da quel momento è spento sul mio viso!
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!