A mia madre

Il bacio della morte s’è posato
sulla tua fronte, madre, in quell’inverno
e il freddo intenso al corpo s’è legato
spegnendo il soffio per il lido eterno
laddove è tutto luce e immensa pace,
laddove ogni dolore umano tace!
Perenne resta impresso quel momento
quando la luce ti si è spenta agli occhi
nel mentre sibilava forte il vento
che le campane in lugubri rintocchi
muoveva a salutare nell’addio
col suono triste del lor tintinnio!
Mi manchi, madre e più m’adombra il vuoto
che mi hai lasciato lungo la mia vita
vagando incerto in un sentiero ignoto
colmo di spine dalla dipartita.
Fuggire vedo il tempo mio veloce
ché senza te pesante è questa croce!
Anche per me il tramonto s’avvicina;
breve sarà l’impronta di memoria:
un battito, un respiro e per la china
scivolerò veloce senza gloria
se non m’attenderai accanto a lei
che raggiungesti lì dove ora sei!
Avrà così più senso questa attesa
quando sarà completa ogni mia luna;
non mi lasciare errante, nella resa,
per cieli ignoti; il brivido s’aduna
sulla mia pelle in preda alla paura
di fronte al nulla che poi mi cattura!
©
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