Un giorno mi sono persa
Salvo Learco Angrisani
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Nobili mani che tremano,
un crinale appoggiato al comò
e due occhi che si spengono
al sorgere di ogni giorno.
Non sono pazza,
solo, non ricordo...
no so come né da quando
l’ombra della confusione
abita in questa casa,
scivolando tra le mura,
scuotendo i miei ricordi
come imposte in balìa del vento,
e furiosa mi arrabbio,
come a volermi ribellare
ad un destino che mi ha imprigionata.
Ogni ombra un assassino,
ogni parola uno steccato
alto un metro e una paura.
Sogni, che non ricordo di aver sognato,
ed allora piango
nelle pieghe di un cuscino
ornato di seta bianca.
E così, consumo i pomeriggi,
frugando con dolore nella mente
dimenticando anche il mio nome,
dimenticando anche le ore...
stanca pure per rincorrere
quel tempo che un tempo
mi apparteneva.
E nell’attesa
l’attesa non aspetta,
corre all’indietro
su binari e stazioni
già segnate dall’addio,
locomotive senza freni
ad attutire la vergogna
di non sapere più chi sono...
quando guardandomi allo specchio,
nulla più vedo,
nemmeno il mio riflesso...
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