Lampo
Dinanzi ad una vetrina
lungo il Corso, sostava un uomo
e dallo sguardo perso
traspariva un senso di sgomento.
Quel tizio sono dunque io
sembrava interrogarsi
e non avendo risposta alcuna di rimando
seguitava a fissarsi biecamente.
Da tempo ormai non si riconosceva più
da troppo aveva un buco nero dentro
e un senso di fastidio, quasi un lamento
continuava a trafiggergli il cervello.
Un nome fisso lo martellava sempre,
un’orda di ricordi strazianti,
degli occhi calmi a soggiogar la mente,
ad asservire cuore e sentimenti.
Girandosi mosse un primo passo avanti,
e poi un altro, fu come un lampo,
un tuffo, il grido di qualcuno,
uno stridio di gomme, un sordo tonfo.
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