Il muro di Bornato
Come un viaggiatore solitario
alla ricerca di antiche mure
da scoprire e imprimere su tela
girovaga per questa bella Italia;
cosi' io son viaggiatore solitario
in terra di Franciacorta
alla ricerca di antichi borghi
da visitare
e annotare con penna
perche' non vadano perduti.
Passavo per un cascinale di Bornato,
in uno di quegli itinerari
che han fatto per le montain bike,
mi fermai e lo contemplai.
Lo chiamavano castello,
forse perche' aveva i muri
un po' piu' alti
e una vaga somiglianza
di medioevo, nella sua costruzione.
Sentivo i muri respirare,
parevano vivi, li sentivo stanchi.
Un gallo cantava.
Salutai in silenzio,
quel muro
che avevo innanzi
quasi tutto coperto di edera.
Anch'egli mi saluto',
almeno cosi' pareva:
accenno' un sorriso.
Il suo alito raccontava
la sua storia,
di quando non c'erano
quelle macchine infernali:
le automobili.
”Regnava la quiete,
una volta,
rotta solo dalle voci umane,
fra canti, risa e pianti.
Qualche carro passava
su quelle strade
che una volta
eran solo viottoli di campagna
costaggiati da alti alberi,
non da case:
arido cemento e laterizi.
C'era piu' fauna,
oltre alla polvere
non c'era altro.
Ora c'e' solo fuliggine,
ci sono i gas e... ”,
tira un sospiro
e si rattrista,
si scusa, ma non vuole parlarne,
gli fa male,
parecchi suoi amici e vicini
sono stati demoliti
per fare case e parcheggi.
Lo saluto,
triste m'allontano
pensando a quanto deve essere triste
per quel muro
vedere la soceta' moderna
che divora tutto.
Chissa', forse un giorno
ripassando su quella strada,
ora coperta d'asfalto
vedro' un moderno palazzo:
freddo e antipatico
che m'osserva
con la puzza sotto il naso.
©
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L'autore
Marcello Esposito
Nato a Brescia, cresciuto tra la Franciacorta e la Brianza, sotto i cieli lombardi ha lottato con le prime tensioni amorose. Affascinato dalla Capitale, ne sente la mancanza senza aver il coraggio di lasciare la terra bresciana. Impiegato presso la pubblica amministrazione è sempre stato ancorato alla poesia come "sal
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