A ferro e fuoco
Allucinato
era
il mio sguardo sul Mondo
quella sera.
Simili
a fiori di campo
rilucevan le stelle
sulle immense distese del crepuscolo
e l’alto
nel basso si smarriva.
Testimoniando
il mio stupore
di me stesso mi stupivo
e vieppiù
mi straniavo
giacché
rammemorando l’essenziale
delle mie maschere
perdevo memoria.
Ancora
e ancora
e
ancora
fino ad obliar
d’aver dimenticato.
Schizofrenico
esperire
che
senza sforzo alcuno
del Tempo
e del Caso
beffe si faceva.
Inarrestabile
e devastante
come
sibilante magma
un antichissimo Sentire
che
dal mio petto squarciato
sulle nude cose
tracimava
a ferro e fuoco
mise
quella strana
indimenticabile notte.
Ma
era solo
l’incipit:
nel
fondo senza fine
dei miei occhi ciechi
un nuovo
miracoloso Giorno
dalle proprie ceneri
divampando
a se stesso
rinasceva.
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