Li mostaccioli de Velletri
Ne la soffitta, drento ‘na borzetta,
de pora nonna mia, Angelina,
piegata in quattro c’era ‘na ricetta
scritta a mano su carta velina.
Lei era abruzzese, de la coccia.
’Sta ricettina rustica, nostrana,
je l’ha, sicuro, data la fijoccia
de la commare Adele, Velletrana!
Co’ ‘na grafia da prima elementare
ce stavano elencati l’ingredienti...
der mostacciolo duro, popolare,
già conosciuto come spaccadenti!
"Unisci mezzo chilo de scocciato
(mannole e nocchie) ne l’inzalatiera,
mejo se tutto vie’ un po’ tostato
e fatto fredda’ sopra ‘na guantiera.
Unisci er miele, sempre sui cinqu’etti,
poi un’arancia grossa grattuggiata,
er pepe... che fai? Nun c’è lo metti?
Farina a sentimento, setacciata.
Quanno che tutto è bell’amargamato
forma un filone lungo stretto, stretto.
Co’ l’ojo, poi, dovrà esse’ allisciato
e messo su ‘na tiella ‘sto panetto.
Lei lo coceva ne la stufa a legna
ma ar forno, a centottanta, va benone.
Sicuramente ‘na ricetta degna
pe’ chiude in bellezza un cenone.
’Na vorta ch’er filone è colorato
tirarlo fora e tajalo a tozzetti.
Rinforna (abbasta poco p’ogni lato),
quanno so’ freddi, metti nei vasetti.
Un laic, grazzie, a nonna Angelina
ch’aperto la finestra sur passato...
de miele, frutta secca e farina
che co’ l’amore ha amargamato! "
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!