Lavacro
Le mie guance
rigavano
come lacrime
per un amore abusato
e più e più volte
tradito.
Su ogni cosa
scivolavano
come
un lavacro infinito.
Sull’innocenza ferita
sulle maschere ghignanti
dei servi dell’Orrore
sui volti vacui
degli ignavi.
Ruscellando
col fragore
delle Fontane dell’Apocalisse
la via più breve
cercavano
verso il mare dell’Oblio
per sprofondare
nel più cupo degli abissi
trascinando
con se
quella lacerante pena d’esistere
che l’anima mia
più
non sosteneva.
©
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