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Riflessioni 2 giugno 2024 · lettura 1 min · 360 letture

Nel vuoto [lì per sempre]

Rita Stanzione 1948 poesie pubblicate
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Esistere e non poter essere non poter restare come un innesto su spini dipinti che hai tracciato per mestizia del vuoto pregavamo Dio senza conoscerlo ‒ amandolo a tratti ‒ perché crescesse un ramo vasto di ali nella breccia sorda delle pietre una cura allo spirito contuso dato insonne alla notte dal centro immeritato più preciso più lontano più straniante è un cammino irto che spezza l’avvento spezza ogni corda, cadiamo giù e soli monchi di forma. Mi cadde l’anello che da bambina tenevo stretto al dito non riuscii a dire ch’era un anello capii che il non sapere un nome è una perdita, ma ci perdiamo anche coi nomi stampati nelle tempie che stanno lì per sempre in un estratto di eternità ‒ transitori, sradicati bricioli d’amore.
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poesia pubblicata in "Nuova Euterpe" n. 2/2024, rivista aperiodica online di letteratura, consultabile al sito

L'autore
Rita Stanzione

Scrivo perché il tempo e lo spazio possano dilatarsi, contenere la libertà d'essere.

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Commenti (1)

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carla vercelli3 giugno 2024

Bellissima riflessione sulla vita e sulla morte: "pregavamo Dio senza conoscerlo -amandolo a tratti-"..." e "ci perdiamo anche con i nomi stampati nelle tempie". La morte è il destino di tutti gli uomini ma forse l’importante è in vita far crescere " un ramo vasto di ali nella breccia sorda delle pietre", come scrive la poetessa. Ci si accorgerà magari al momento fatale che la cara speranza è sia la vita, sia il nulla, come direbbe Pavese, scenderemo nel gorgo muti, "cadiamo giù e soli monchi di forma", scrive la poetessa, ma chi ha amato Dio e il genere umano vivrà per sempre. Questa è la mia opinione e la mia interpretazione dei versi, splendidi.