Nel vuoto [lì per sempre]
Rita Stanzione
1948 poesie pubblicate
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Esistere e non poter essere
non poter restare
come un innesto su spini dipinti
che hai tracciato per mestizia del vuoto
pregavamo Dio senza conoscerlo
‒ amandolo a tratti ‒
perché crescesse un ramo vasto
di ali nella breccia sorda delle pietre
una cura allo spirito contuso
dato insonne alla notte
dal centro immeritato più preciso
più lontano più straniante
è un cammino irto che spezza l’avvento
spezza ogni corda, cadiamo giù
e soli
monchi di forma.
Mi cadde l’anello che
da bambina tenevo stretto al dito
non riuscii a dire ch’era un anello
capii che il non sapere un nome è una perdita,
ma ci perdiamo
anche coi nomi stampati nelle tempie
che stanno lì per sempre
in un estratto di eternità
‒ transitori, sradicati
bricioli d’amore.
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L'autore
Rita Stanzione
Scrivo perché il tempo e lo spazio possano dilatarsi, contenere la libertà d'essere.
Commenti (1)
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carla vercelli3 giugno 2024
Bellissima riflessione sulla vita e sulla morte: "pregavamo Dio senza conoscerlo -amandolo a tratti-"..." e "ci perdiamo anche con i nomi stampati nelle tempie". La morte è il destino di tutti gli uomini ma forse l’importante è in vita far crescere " un ramo vasto di ali nella breccia sorda delle pietre", come scrive la poetessa. Ci si accorgerà magari al momento fatale che la cara speranza è sia la vita, sia il nulla, come direbbe Pavese, scenderemo nel gorgo muti, "cadiamo giù e soli monchi di forma", scrive la poetessa, ma chi ha amato Dio e il genere umano vivrà per sempre. Questa è la mia opinione e la mia interpretazione dei versi, splendidi.

