O misero colui che è succube d’Amore
O misero colui che è succube d’Amore,
che invano cerca e resta in supplizio
e sol si concede al vizio,
senza trovar di Afrodite dimore
Sì, è stolto e dannato in tal peregrinazione,
che malanno invoca per disperazione
e prega Iddio la liberazione
da cotal insidia in progressione
Ché gli piglia l’ardore
e lo manda in precipizio
il cercar solo sfizio,
senza provare onore
Quando prova azione,
in mal parata va la direzione
e a nulla vale altra opzione
senza la veritiera passione
©
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L'autore
Marco Cortese
Sono originario di Cuorgnè (TO), un paese nel verde Canavese, non lontano dal Parco Nazionale del Gran Paradiso, dove fischia la marmotta, saltella il camoscio e regna maestoso lo stambecco...comunque anche la grandiosa capitale sabauda non dista molto, intrisa di storia...Da un pò d'anni abito a Banchette (TO), a rido
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