Pressione interna

Non mi hanno mai fermata con le mani.
Mi hanno regolata.
Come si fa con un orologio
che corre troppo
e deve imparare a rallentare.
In casa mia
l’amore aveva istruzioni precise:
quanto sentire,
chi scegliere,
fin dove spingersi
senza alterare l’ordine.
Ogni emozione fuori asse
veniva riportata in riga
con la parola dovere.
Sono cresciuta
sotto una pressione costante,
quella che non fa rumore
ma cambia la forma delle cose.
Mi hanno insegnato
a piegarmi senza spezzarmi,
a sorridere mentre stringo i denti,
a chiamare prudenza
la paura di essere me stessa.
Poi sei arrivato
come arriva una marea
che non chiede permesso alla costa.
Non per travolgere,
ma per ricordarmi
che il mare non si addomestica.
Ti hanno osservato
come si osserva un difetto nel vetro:
cercando la crepa,
ingrandendola,
convincendosi che prima o poi
tutto si romperà.
Hanno dato alla tua fede
il nome di una minaccia,
alla tua origine
quello di un errore da correggere.
E io, nel mezzo,
con il petto pieno di parole trattenute
e la mente stanca di difese.
Ogni volta che ti sceglievo
dovevo perdere qualcosa:
approvazione,
pace apparente,
l’illusione di essere al sicuro.
Mi dicevano:
“Stai attenta.”
Ma non mi hanno mai chiesto
a cosa stavo rinunciando
per restare conforme.
Così ho iniziato a sgretolarmi
in punti invisibili:
le notti,
le decisioni rimandate,
la voce che si abbassa
prima ancora di parlare.
Andavo avanti funzionando,
non vivendo.
Con te, invece,
non devo funzionare.
Posso incepparmi,
posso tremare,
posso non sapere.
Il mio cuore non è un problema da risolvere,
ma una presenza che esiste
senza dover essere giustificata.
Sono combattuta
tra la fedeltà che mi chiedono
e quella che devo a me stessa.
Perché deludere loro
significa rompere un’immagine.
Ma deludere il mio cuore
significa perdere contatto
con ciò che sono.
Ho capito tardi
che l’amore non è disordine,
è verità che non si lascia ridurre.
E che a volte
la scelta più difficile
non è andarsene,
ma restare intera
quando tutto intorno
ti vuole più piccola.
Forse non sarò
la figlia che rassicura.
Forse smetterò di sembrare facile da capire.
Ma non accetterò più
di essere compressa
fino a non riconoscermi.
Se oggi scelgo l’amore
non è contro qualcuno.
È a favore della vita
che ancora pulsa in me.
E se l’amore vince,
non è perché grida più forte,
ma perché resiste
a chi prova a ridurlo
a qualcosa di accettabile.
Io non voglio essere accettabile.
Voglio essere vera.
E questa,
finalmente,
è una scelta che mi somiglia.
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L'autore
annalisabacciocchi
Le mie poesie nascono da una vita che non ha mai avuto nulla di facile. Ho conosciuto il dolore che piega, la solitudine che pesa, i pregiudizi che segnano e gli ostacoli che sembrano insormontabili. Ogni ferita, ogni caduta, ogni momento di sconforto ha trovato forma nelle parole che scrivo, trasformando la sofferenza
Commenti (1)
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Berta Biagini17 marzo 2026
Vissuta e rivissuta, compresa in ogni sua piccolezza, quanto basta per non sentirsi più soli quando il mondo pare accanirsi su di noi – sì, guai darsi per vinti – pensare con il nostro cervello non dovremmo mai pentircene.
