Risalita
Antonietta Angela Bianco
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Asciuga il pianto dalle radici,
ora che il buio non è più una tana
ma un grembo di terra che preme.
Eravamo rami prigionieri del gelo,
statue di sale in attesa di un raggio,
con il cuore sospeso tra i rovi
di una memoria che punge e trattiene.
Bisogna avere il coraggio della marea
che accetta l’abisso per farsi spuma,
scavare nel fango dei giorni uguali
fino a toccare la vena dell’oro,
quella sincerità che fa tremare i polsi.
Non è un errore il dolore che scava,
è il solco profondo che accoglie la luce.
Svestiti delle vecchie abitudini,
come il serpente che lascia la pelle
tra i sassi aguzzi del proprio cammino.
Senti il silenzio che si fa respiro,
mentre il guscio del mondo si spacca
e l’anima emerge, nuda e vibrante,
nuovo atlante di strade mai percorse.
Non guardare indietro, al giardino bruciato,
tu sei l’incendio che trasforma la cenere
nel volo leggero di un’alba bambina.
Rinascere è questo, smettere di essere eco
per diventare, finalmente, voce.
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L'autore
Antonietta Angela Bianco
Commenti (1)
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Pierfrancesco Roberti5 agosto 2026
bellissima lirica versi meravigliosi ed intensi toccano il cuore ed emozionano

