Nodo d’infinito
Antonietta Angela Bianco
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L’alba è un incendio che non brucia i rami,
un bacio rosso sulla fronte al mondo;
Francesco scalzo annoda nuovi legami
tra il fango stanco e il cielo più profondo.
Egli sussurra ai petali del vento
che sono note d’uno spartito immenso;
il sole è un cuore d’oro, un giuramento
che scalda il buio e gli ridona senso.
L’acqua è una suora che cammina piano,
chiara sorgente che battezza le pietre,
mentre il perdono nasce dalla mano
come una luce tra le nubi tetre.
Guarda le stelle, lucciole divine
disperse nel velluto della sera,
sono le tracce, magiche e vicine,
d’una bellezza che si fa preghiera.
Egli non prega, egli diventa il canto,
foglia tra foglie, terra tra le zolle;
avvolge il mondo dentro il suo mantello,
mentre la gioia, d’improvviso, bolle.
S’arrende l’ombra al passo della luce,
ogni creatura è un verso di poesia;
l’amore è il fiume che ci riconduce
dove il silenzio è l’unica via.
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