Ma quei pori respirano ancora
Dentro magliette sudate di piacere e di sguardi
maliziosamente accesi, seni scolpiti danzano
al ritmo di una musica assordante.
E braccia al cielo in cerca di qualcosa
come un’onda in continuo movimento.
Corpi flessuosi investono l’aria
in un oceano di volti, con la firma dell’artista
sotto glutei scoperti da jeans troppo corti
che invitano a guardare.
Mani cercano bicchieri che brucino
i pensieri scompigliati dai capelli.
Voci che cedono alla fatica della festa.
E gambe che implorano pietà.
Ma quei pori accaldati in corpi ormai sfatti
non conoscono pace e respirano ancora.
Lentamente la piazza si riempie di vuoto
e ognuno per mano la strada riprende.
Poi l’alba veloce bussa alla porta:
troppo corta la notte appiccicata alla pelle.
Camicia stirata, vestito, tuta,
un sorso di caffè, un bacio al volo,
e mani al volante per andare altrove.
Col pensiero che corre al prossimo sballo,
alla musica forte che squarta la notte
e alla solita sveglia che ti invita a partire.
©
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