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Riflessioni 13 agosto 2026 · lettura 1 min · 14 letture

Ma quei pori respirano ancora

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Pietro Paolo Luvara’ 19 poesie pubblicate
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Dentro magliette sudate di piacere e di sguardi maliziosamente accesi, seni scolpiti danzano al ritmo di una musica assordante. E braccia al cielo in cerca di qualcosa come un’onda in continuo movimento. Corpi flessuosi investono l’aria in un oceano di volti, con la firma dell’artista sotto glutei scoperti da jeans troppo corti che invitano a guardare. Mani cercano bicchieri che brucino i pensieri scompigliati dai capelli. Voci che cedono alla fatica della festa. E gambe che implorano pietà. Ma quei pori accaldati in corpi ormai sfatti non conoscono pace e respirano ancora. Lentamente la piazza si riempie di vuoto e ognuno per mano la strada riprende. Poi l’alba veloce bussa alla porta: troppo corta la notte appiccicata alla pelle. Camicia stirata, vestito, tuta, un sorso di caffè, un bacio al volo, e mani al volante per andare altrove. Col pensiero che corre al prossimo sballo, alla musica forte che squarta la notte e alla solita sveglia che ti invita a partire.
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Una poesia intensa, vivida e cinematografica, che osserva una notte di festa e, senza formulare una morale, lascia emergere da gesti, corpi e oggetti il bisogno di evasione e il suo inevitabile ritorno alla quotidianità; a catturare perfettamente il contrasto totale tra l’estasi della vita notturna e l’implacabile ritorno alla realtà quotidiana.13 agosto 2026
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Pietro Paolo Luvara’
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