Mamma, mi spiace per tuo padre.
Respiravi ancora
il nero velo di settembre,
quando la Regina ci salutò
dal suo trono.
E le lacrime ancora asciugavi.
Nuova corsa marzolina,
verso l'ultimo fiato
in arresto.
E irrrompe sulle gote tue
un nuovo disperato lamento.
Ti veli di tristezza cieca,
quegli occhi lucidi d'amore
che hai per i tuoi figli.
Ma così belli quando ci ami
in ogni passo verso il futuro.
Così estranea ora pari,
assente e perduta ai miei abbracci,
ma son tutti tuoi i calori dei miei baci.
Perché di una cosa sola
ringrazio la radice dei tuoi frutti,
di averti permesso di venire al mondo
ed io di possederti come madre.
Notte insonne,
questa ventura,
ma la mia mente ti accarezzerà
e nel dolore del tuo lutto
piangerò con te la maledizione
che continua ad incatenarti
alla malinconia.
©
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Commenti (2)
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L
Laura Cappellini5 marzo 2008
parole di dolore e di teneri sentimenti che legano madre e figlia nell'addio ad una persona importante nella vita di entrambe. Versi incisivi dettati dal cuore a lenire, solo in parte, pianto e malinconia che si protraggono ormai da tempo.
F
Franca Canfora5 marzo 2008
Una madre e una figlia di fronte al dolore, un profondo dolore, ma l'affetto filiale riesce in parte a lenirlo e a dare sollievo. Una poesia tenera e malinconica che nasce dal profondo sentire.