Ricordi di famiglia
Dalla mia finestra vedo la collina dirimpetto
da sempre abitata da una morente casetta
con le persiane corrose e il tetto logoro.
Tutt'intorno, scabrosi larici scrostati dal tempo
le tengono compagnia, da sempre.
Ma con gli occhi del ricordo la vedo nuova nel sole ridente:
una reggia in miniatura con il suo giardino incantato,
incorniciato da alberi profumati
aiuole di rose candide e vermiglie
e campi di grano dorato.
E lì mi rivedo bambina intenta a giocare,
a cercare quadrifogli e margheritine da spelare,
far corse spensierate tra i susini in fiore e
capriole sull'erba fragile di rugiada.
Nella cucina affumicata
-in cui si può far solo capolino-
il focolare già lavora di buona lena
e la pentola borbottona mi saluta,
ma corre lesta la mole di un'anziana signora
che brandisce pannuccia e mattarello:
la nonna fa la sfoglia.
Sull'uscio, seduto sul panchetto,
mastica il suo sigaro il nonno stanco
e strapazzando la falda del berretto polveroso
rivive i suoi giorni da castrino,
mi accoccolo sulle sue ginocchia ossute
e lui muto indica laggiù.
Dal parco arriva il babbo,
a buggiulucco tiene mio fratello scanzonato
e per mano la sua ridente sposa,
il collie gioca a fargli girotondo tutto intorno
e felice abbaia e scodinzola
tra l'erba tagliata e la siepe di gelsomino.
Dalla discesa arriva il rombo
della vecchia abart modificata della zia,
tra poco apparirà dalla curva
con il solito nuvolone di polvere
e zaffate di olio bruciato.
Ma è giunta ormai la sera
su quella ridente collinetta
E della casa resta un cimitero
di alberi immemori e opprimente desolazione:
è destino delle cose umane
che col passare implacabile del tempo
polvere,
e solo polvere rimane.
©
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L'autore
Trudina
Dietro al nick di Trudina si nasconde Silvia, toscanaccia d.o.p. che ha deciso di imbarcarsi a tarda età nella grande avventura che è la poesia. Mi sono avvicinata alla scrittura davvero per caso solo qualche mese fa, perchè scrivendo riuscivo a dare sfogo ai pensieri opprimenti che mi ingarbugliavano la mente impeden
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