Quel che miei occhi vedono
Al secolo Salvatore B. nasce nel 1989 a Caltanissetta, nel centro dell'assolata Sicilia. Attende agli studi tecnici presso l'Istituto Tecnico Industriale del suo paese natale e nel Marzo del 2011 consegue la laurea triennale in Ingegneria elettrica presso l'Universita' di Palermo. Accanito sostenitore dell'amore d'alt
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La poesia, per quanto scritta da qualsiasi persona, al significato intriseco deve dare una certa musica alle parole, una fluidità che non trovi intoppi in tagli di parole. Certo, la ”licenza poetica” consente variazioni letterarie quasi infinite, ma la musicalità del suno al dire di parole scritte, non può essere dimenticato.
Quando in una poesia si discute sul suono delle parole, inutile dire che essa colpisce già di per se nelle sue descrizioni, anche introspettive. Ciò premesso, anche io trovo che sia una poesia dai suoni molto aspri, sottolineati dalle continue ripetizioni della ”r” ed ”s”. questo in effetti dà alla poesia una impronta di sofferenza, ed in questo rispecchia l'intento del poeta che anche si avvale forse in questo della tronca, eccellerebbe il verso, in questo contesto, ”l'union... etade” che tranquillizza e rimanda al tono nostalgico. Purtropppo questo non si ripete neanche nella comunque eccelsa chiusa. Il tutto rende a mio parere la poesia rispecchiare più la ribellione che la pace, sminuendo la chiusa. Sicuramente è da assaporare ogni verso
Duro atto di accusa al ”vuoto” dell'età odierna, anche qui l'influenza del Leopardi nel descrivere il suo secolo, che come il nostro resta privo di Valori ed il tutto si perde nell'apparenza. Grido di protesta e dolore di chi non trova stimoli in questa società fatta quasi esclusivamente di mercato e consumismo.

