La Ferita
Si fa pece la quiete
E lama il ricordo
Cancrena è l’amore
che ti vomita addosso
Cenere sulle labbra
E lacrima di sabbia
Spurga dall’infetta ferita
Denso il veleno
Questa gabbia dorata
dalle insanguinate sbarre
e le tue ali strappate
come le ormai morte foglie
Falde di cuore
Impigliate tra rami di dita
Mentre salti indifesa agonizzante
Ma in vita
Via da quell’odore sporco
E dal sudore
che ancora
facendoti male ti sfiora
Debole e livida
sui prati avidi d’estate
Barcolla tenace
L’ennesima speranza
Come un cigno che non muore
Nel soffio di un canto
Nell’ombra ride Orfeo
Abile incantatore
Che saprà rapirti ancora
Con le sue mani ambrate...
Saprà sedurti ancora
Con un sorriso di perle
E tornerà a palpitare
Questo tuo cuore morente
©
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Commenti (1)
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Franca Canfora19 marzo 2008
Un testo forte, energico, vibrante, per parlare di una ferita che sanguina dolorosamente. Eppure nel finale s'avverte una speranza, la voglia di tornare ad amare credendoci ancora.