Il popolo
Formicaio di figli, firma d’egoismo
e sperma disertore a progetti, ingombro
che vince sul cervello svuotato,
incidenti rimediati, rinnegati, accettati,
riempitivi inquinanti,
cacciatori ed elettori, scorie da riciclare in altro danno
pseudoetica di congregazione chiamata ”popolo”
-Poesia non è bugia, nemmeno pensieri in nuvole
e questo suddetto è assemblaggio di falsi amici,
brutta copia d’animali, moralisti attori tra vizi e istinti,
alla sera sproloquiano sul malgoverno
e al mattino si diramamo segreti in falsità per fottersi l’un l’altro
poi a denigrarsi con supremazie di agi in raccomandazioni
espressione intelligente, premio di religione
-Mille tele di ragnatele nel silenzio del tempo
nei meandri del potere per felici inganni
a quelli appena giudaicamente abbracciati,
sono gli stessi che insultano feroci i politici
e in subdola propaganda a eleggerli giusti in Paradiso
-Sono loro, biblici fratelli, milioni di Caino e Abele,
figli di Dio mai visto e danno del demone
a chi in anticipo sale alto al trono con malizie
incitate e condannate
- Bastardi pronti ad osannare e linciare
per un osso o uno scettro di sambuco
-I grandi della storia avevano capito questo pecorume-iene
e postosi a pastori col bastone a legnarli, confinarli in pascoli
con erba misurata, razionata
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Commenti (1)
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Paolo Ursaia20 marzo 2008
Poesia aristocratica, perfettamente lucida, totalmente condivisa nel senso... riaffiora ”la folla”, cotrapposta alla ”gente”; molto piaciuta
