Tibet
Già piange sulle strade polverose
del villaggio la luce del tramonto.
Nubi rossastre attraversano l’aria:
bizzarre ferite nel cielo ormai di perla.
Vibrano nel vento gelido della sera
le voci stentoree delle trombe rituali.
Silenti, immobili, le figure dei monasteri
si stagliano maestose nella luce crepuscolare.
Impotenti testimoni di una furia antica
racchiudono fra le mura il dolore di un popolo.
Schiere di pellegrini ancora si attardano,
il vento trasporta sulle sue ali le grida
gioiose di mille e ancora mille bambini.
Un’ultima lama di luce si sofferma sui loro volti
estrema memoria solare del giorno che muore.
Ora le tenebre hanno coperto ogni cosa,
riposano i villaggi adagiati nel fondovalle,
ignare dormono le genti nel buio delle case.
Nel silenzio di queste notti Tibetane
l’austera immensità regale del Potala
si fonde con la sacralità del Jokhang.
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