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Riflessioni 24 aprile 2008 · lettura 1 min · 1007 letture

Tibet

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Nicholas Cannone Ambel 4 poesie pubblicate
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Già piange sulle strade polverose del villaggio la luce del tramonto. Nubi rossastre attraversano l’aria: bizzarre ferite nel cielo ormai di perla. Vibrano nel vento gelido della sera le voci stentoree delle trombe rituali. Silenti, immobili, le figure dei monasteri si stagliano maestose nella luce crepuscolare. Impotenti testimoni di una furia antica racchiudono fra le mura il dolore di un popolo. Schiere di pellegrini ancora si attardano, il vento trasporta sulle sue ali le grida gioiose di mille e ancora mille bambini. Un’ultima lama di luce si sofferma sui loro volti estrema memoria solare del giorno che muore. Ora le tenebre hanno coperto ogni cosa, riposano i villaggi adagiati nel fondovalle, ignare dormono le genti nel buio delle case. Nel silenzio di queste notti Tibetane l’austera immensità regale del Potala si fonde con la sacralità del Jokhang.
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Premetto che sono un frequentatore assiduo di questa terra e del suo popolo. Questa poesia in particolare è stata scritta durante un viaggio solitario in Tibet durato oltre due mesi. In quel periodo ho percorso i sentieri con le popolazioni nomadi fibno a compiere il Kora del monte Kailash. E' stata un'esperienza indimenticabile, un viaggio dell'anima. In questa poesia ho voluto sintetizzare alcune delle emozioni che ho portato con me. Grazie per l'attenzione.

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L'autore
Nicholas Cannone Ambel
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