Angoscia
I miei affetti domestici, dimenticati,
voltati e rivoltati, come abiti dismessi,
pronti da buttare via.
Il ricordo, struggente, della mia casa,
che si dissolve nel tempo
e dello stesso tempo, dissolve,
gli attimi e le solitudini dell'anima.
Il mio ritorno, non ha i confini di Ulisse,
né il significato delle sue traversate,
statico, immobile, aleggia nel mio essere,
circoscritto, entro i limiti ristretti dei miei sogni.
Ho uno sguardo freddo, il cuore di ghiaccio,
le memorie della mia vita naufragano,
miseramente, come cristalli in frantumi.
Gridare ora, è la cosa giusta da fare,
con voce roca e sommessa,
accennare le filastrocche e le nenie d'infanzia,
piangere ora è opportuno,
per lenire le grandi pene subite.
Le risonanze di suoni percepiti, nella mente,
ora sento, perdersi e disperdersi, ampliarsi,
fino a deflagrare nel cervello,
alimentare il rimorso e la pazzia,
l'abbandono nel silenzio della quieta.
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Commenti (1)
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Marisol5822 maggio 2008
Versi bellissimi da cui traspare la terribile angoscia che attanaglia l'autore per la sua vita, la sua casa e i suoi affetti. Lo sfogo è scrivere ciò che si sente dentro. Bellissima.
