La mia terra
Agavi innalzate al cilelo,
sulla marina incontaminata,
tra baie solitarie e distese di sabbia.
Nei piccoli giardini degradanti sulle scogliere,
profumi antichi di ibisco,
di gerani e oleandri,
di alberi d'ulivo dalle verdi fronde.
La carezza del vento d'estate,
culla al tramonto, un infinito astratto,
dove stormi d'uccelli,
si perdono in volo.
Il tratturo impervio,
svela anfratti nascost,
la vecchia tonnara dissolta,
casette in pietra,
dai piccoli tetti in terracotta,
percepiti appena dalla mente.
Terra, terra mia!
Di vigneti e di spighe al sole,
di nenie, di dolore, di sorrisi,
di mari in tempesta e spadare,
per continuare a sopravvivere.
Rimembranze di focolari accesi,
di racconti ascoltati, nelle sere d'inverno,
con disincanto e sguardo stupito,
di falci corrose dalla ruggine,
di aratri e vomeri dimenticati.
Nei campi avvolti dalla bruma,
lo spaventapasseri, grida con voce afona,
per avvisare il contadino,
l'arrivo della grandine,
che danneggerà il raccolto.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Marisol585 maggio 2008
Traspare da questi bellissimi versi l'amore per la propria terra e il rimpianto forse di vederla cambiare.
