Pace negata
Sento l’aria soffocare,
E tu non sei qui per far volgere tutto al termine,
Osservo le mani tremare,
Riflettono ciò che tu mi lasci vivere,
Niente di più che parole amare,
Di un qualcosa lasciato scaturire.
Senza segno o male,
Per una voce mai udita,
Un sorriso ormai banale,
Per una persona in realtà cercata,
Qualcosa mai visto e vissuto,
Che rimprovera il proprio amore.
L’amore,
Inesistente e spirato da veemenza separazione,
Di nuvole sempre lontane,
Sotto pioggia di comune realizzazione,
Circondate dallo stesso cielo notturno,
Illuminate dallo stesso sole,
Ma sconosciute a loro stesse,
Bagnano suolo distante.
In un teatro di lugubre commedia,
Avviene la nostra sistemazione,
interpretata da tetri attori,
in una tragedia chiamata “realtà”.
Vigenti le mosse sulla scacchiera,
Facente parte dell’universo conosciuto,
Costrizione di guerra comune,
Il re distante inetto osservava,
Dal ruolo assegnatovi dal comune onnipotente,
Pregava la riuscita del maldisposto,
Costretto al ruminare e ad odiare,
L’unico mezzo di successo,
La morte della regina tanto amata,
Giostrata dall’ingegno della mano avversa,
Per l’esito di un verdetto comune alla vittoria,
Che per egli era sconfitta.
©
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