L'atroce sorriso
Quegl’occhi sgranati in richiesta d’aiuto,
con braccia protese ad un flebile abbraccio,
sulla terra è disteso il corpicino appassito,
col capo adagiato s’un pezzo di straccio.
La madre, il viso sdrucito dal sole e la fame,
ha fisso lo sguardo sul figlio morente,
non cede alla Dama, il dolore non teme,
ma tende la mano a chi più non sente.
Non scendon più lacrime, non odi più pianti,
ma senti quel piccolo cuore, non batte veloce,
s’affanna il respiro per quei brevi istanti,
poi cede... ed appare un sorriso ch’è atroce.
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Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Vincumali
Nato a Lugo di Ravenna, 11 febbraio 1951. Progettista meccanico, debbo dire che il mio lavoro è molto soddisfacente per creatività. Amo la pittura e scultura, ogni tanto cerco di riprendere la mano facendo qualcosa, l'ultimo mio lavoro in pittura è un affresco in camera da letto, in scultura è una foglia di cedro in ra
Commenti (2)
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M
Marina Como30 maggio 2008
Un linguaggio diretto e crudo per il dolore di una madre. Ben rappresentata la sofferenza ed a questa la rassegnazione. Il ritmo che incalza come la morte di stenti, attraverso le assonanze ed i richiami delle rime.
Angela31 maggio 2008
il peggior dolore che esista descritto in modo così struggente suscita tristissimi soffocanti emozioni di paura e raccapriccio

