The end.
Del tuo sguardo di carta imperlato
guazzo nella mota dell’Irreale.
Non trapassa l'universo e tutto tace.
Le umane formiche non si interessano della Fissità,
trasportano Dolore con noncuranza.
La fontana piscia cristallo,
il reale rallenta,
il Divenire è sciolto nel Fossile.
Non rimane che il Bianco nell’Irrealtà,
la Neve Indifferente cala,
ha per maschera uno specchio.
Spalanco gli occhi,
contemplo me stesso,
ti ricerco cieco.
Ma voglio stare così: macerato nell’Ultimo Male.
Sbriciolato nel tuo Dono,
consapevole del tuo Suicidio.
Dondolante nel candore fino al Nulla.
Il Luminar del mio cuore
oggi batte
The End.
©
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Commenti (1)
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S
Silvia Po20 luglio 2008
Dal trampolino rigido di uno sgardo bello (forse freddo?) un salto nel fango dell'irreale. poi l'immobilità. Questa Fissità solleva in me degli interrogativi. Sembra essere avvertita solo dall'io che soffre, mentre gli automi di sempre continuano a muoversi nella vita "reale". E ancora immobilità. E' interessante che sia ambientata nell'irrealtà... ma c'è forse uno scambio tra realtà autentica e inautentica? Tra le due quale è quella vera, se nell'immobilità il cuore batte e se nell'irrealtà ad auscultarlo concorrono il Male, il Nulla, la Fine? Forse la mia interpretazione è stata arbitraria, lontana dal giusto senso dei versi. Posso però assicurare che almeno la lettura è stata attenta e sincera.
