Epigramma
Perdonami, Emma,
se debole giunge il mio verso
all’umile, candida pietra...
Tu non ricordi l’oceano
e il nugolo di capinere
tra i gattici, i limpidi greti:
da tempo il silenzio suggella
questa carioca d’automi
(chi oserebbe chiamarli – uomini?)
Fugge, talora, dai monti il brivido
di piogge serene (avida, la Vita
vi s’imbeve, di trionfi, dolori
artefice gelosa) e veste d’una
tormentata bellezza le lagrime
di chi, quaggiù, s’illude...
Riposa, pur luce d’un’ombra:
lassù, è l’armonia, speranza
di vivere ancora, lontano...
(E forse conforta l’ipotesi
d’un Paradiso, che riveli
la certezza d’esser già morti
senza saperlo...)
“... vado più in su, ma poi precipito... ”
(Nardo, atto primo)
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L'autore
Valentino Mazzuca
Nato ad Ascoli Piceno il 7 febbraio del 1989, ha frequentato il liceo scientifico A. Orsini, nutrendo, tuttavia, un sempre maggior interesse per le materie umanistiche. Nel 2017, ha conferito la Laurea in Filologia Classica e Moderna presso l'Università dell’Aquila con una tesi in Letteratura Latina Medievale e si è di
Commenti (1)
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Phersu24 giugno 2008
Non conosco questa opera di Chopin, ma credo che il tuo epigramma sia stato ispirato da colui che era chiamato ”il poeta del pianoforte”, il più grande pianista polacco e forse di tutti i tempi. Mi piace questo tuo linguaggio classico, bella questa composizione.