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Riflessioni 16 giugno 2008 · lettura 3 min · 1441 letture

Del Sogno

Francesco Pozzato 115 poesie pubblicate
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Entro quei sogni che la nostra notte dolce fanno, sì come profumati unguenti che sul capo si spargono e come rugiadosa manna che’l cielo sperse sull’ebreo campo, è forse il sonno della notte men duro? Sempre l’uomo la notte sogna, e sé vede o congiunti: nel sogno si finge, ch’esso par vero. Stupore e maraviglia il sogno desta e risposta ad esso cercar si appresta il sognatore, ma invano, ch’esso via del Voler del Sommo Padre risulta. Nei Grandi Versi del figlio di Febo, Omero Sommo Poeta, leggiam correre in aiuto de’Dei il Sonno che su Eroi scendere fa torpore sì che Dei a essi de’Fato il voler possano comunicar. Sì che Giove la preghiera di Teti mesta ascolti: chiesto avea la dolce ninfa al Sommo Padre che impunito il condottier figlio d’Atreo non restasse, avendo Achille oltraggiato, che perse Briseide sua sposa. Folle fu il capitan, Atrìde, a seguitar ciò che ne’sogno vide? Sì! Ma niuno de’prodi suoi soldati come tale lo indicò, ché de’Fato il forte Agamennone stromento era. Sì che i dei Penati pace e aiuto potero allo stanco cor de’Teucro, profugo ai liti di Lavinia, Enea, recare. Sì che al Padre dell’Aquila il sentiero potesse illuminar il vecchio Anchise, che la storia d’alma Roma, nel regno de’Pluto, mostrò. Grata fu, seguitando il Sogno, dea Pallade, che ad un de’dodici figli d’Israel notevoli studi diede. Parlo di Giuseppe che’l real sogno lesse e salvo il dono del Nilo fece: sette grasse vacche e indi altre orribil sette che le prime divoravano; sette piene spighe e indi altre gracili sette, che codeste tosto ingoiavan. In essi vide il figlio di Giacobbe sette anni di secondo tempo e altri sette di terribile carestia. Sontuosa coda de’pavone del mai cinto d’allor Poeta divin sogno canta, sentiero da Iddio voluto. Chi mai percorso ha le immense infernal valli, chi mai salì i balzi purgali e chi mai vivo si librò a superne rote? Niuno! Ma il Sogno tal vero era che’l Poeta esser dove si puote ciò che si vuole davvero pensava. Però immensa fortuna ebbe, Alighieri! Rimembri ora, lettor, di Calliope l’Italo sommo poeta e d’insigni Triumphi? Che furo essi? Solo un sogno! Di colui che per primo narrò storie avendo obliata l’adorna Musa ora tu ricordi l’Amorosa Visione quando lo ducea seco la Dea? Quant’altri esempli potria farti, lettor! Quante sublimi imprese destano i sogni! Ché Clemente, un dì a noi che afflitti e vessati mirò, il Celeste un divin dono ci porse e l’uom conobbe il sospirato Sogno!
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Riflessione riguardo il Sogno

L'autore
Francesco Pozzato

Francesco Pozzato nasce a Vicenza l'8 Febbraio 1990. Frequenta le scuole inferiori nel suo paese, Sandrigo, con ottimi risultati. Decide quindi di iscriversi presso il Liceo Scientifico J. Da Ponte di Bassano del Grappa, dove matura col massimo punteggio. Tra la 3a e la 4a Liceo muta considerevolmente interessi, passa

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Commenti (1)

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Phersu24 giugno 2008

Hai cercato di andare alle radici mitologiche del sogno, un fenomeno che da sempre ha affascinato la mente umana. Lo hai fatto con quel linguaggio classico che ho letto tipico del tuo scrivere. Molto interessante e piscevole questa originale poesia, se così posso chiamarla semplicemente, anche se vi colgo un qualche cosa che va oltre.