Ultimo spettacolo

Esangue e pingue, pallida grassona,
mostri verruche spente e cosce tristi.
In passerella avanzi senza grazia
canti con voce che, non dalla gola,
ma da una spalla sembra provenire.
T'agiti e il seno crolla sulla pancia
che, prominente, annuncia un altro giro.
(Ritmo diviso in tre, valzer da poco).
Un tacco schizza frantumato e offeso
dal Tuo gran peso e cadi giù, distesa,
balena affranta. Vermiglio il Tuo sorriso,
di denti stenti, come sangue avanza.
Un boy T'aiuta e cade, ma cantando.
La rete delle calze ormai disfatte
cattura il canto senza più pretese
di quell'omino in frac vecchio altrettanto.
Tace l'orchestra, mentre vi rialzate.
Tenti, Signora, di restare in piedi
mentre dal fondo c'è chi grida "bis!"
Parli con voce dolce e stranamente
si cheta la platea per ascoltarti.
Racconti di teatri sempre colmi
di soubrettine e comici di grido.
Una tromba in sordina t'accompagna.
Si placa l'ombra e, dalle luci, arriva
Una rosa scarlatta che l'amico
Ti porge, Con grazia insospettata
la porti al naso mentre zoppicando
(il tacco rotto t'ha accorciato l'arto)
T'avvii verso la quinta. La musica
riprende e l'uomo canta, per Te stavolta.
Ti fermi e poca voce, in controcanto,
aggiungi alla canzone birichina
fatta d'amor fugace e doppi sensi.
Danzate come coppia di pinguini
e l'applauso v'avvolge, e le risate.
©
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L'autore
Benito Ciarlo
Sono nato in Calabria e mi sono trasferito giovanissimo in Piemonte, in una piccola città dell'alessandrino, che adoro: Serravalle Scrivia. Scrivo poesie da quando avevo tredici anni e continuo a farlo con la stessa passione e la stessa rabbia di allora. Rabbia determinata dagli studi diversi da quelli che avrei amat
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